Libro sconvolgente questo di Cerami. Ma che apre molti spiragli oscuri su le persone "normali" e spinge ad una profonda riflessione.
La storia all'apparenza è molto semplice. Giovanni Vivaldi è un impiegato del Ministero che si occupa di pratiche pensionistiche. Anche lui in procinto di andare in pensione. Ha un figlio, Mario, diplomato ragioniere. Giovanni vorrebbe che lui entrasse nel ministero, che facesse carriera, che avesse una sicurezza economica. Ma entrare nel Ministero non è semplice. Bisogna passare gli esami scritti. E, come ben si sa, in Italia esistono i "raccomandati".
Giovanni fa di tutto per far si di "raccomandare" il figlio. Entra a far parte della massoneria, si umilia nei lavori più umili ma alla fine ce la fa.
Il giorno in cui accompagna il figlio al Ministero per l'esame di stato, questo viene ucciso da un proiettile vagante sparato da un rapinatore. Trascinato dalla disperazione, Giovanni si lascia sopravvivere, aspettando impassibile la pensione.
Poi anche la moglie Amalia, colpita da Ictus dopo la morte del figlio, lo abbandona. E allora Giovanni, rintracciato l'assassino di suo figlio, decide di farsi giustizia da solo.
Ecco quello che scuote non è tanto il fatto che Giovanni si sia fatto giustizia da solo, ma COME lo ha fatto. Con freddezza calcolata, lucidità imperturbabile.
E poi...dopo aver ucciso un uomo, l'unica sua preoccupazione è come riuscirà a riempire le sue vuote giornate da pensionato, per il resto dei giorni che gli rimangono da vivere.
Da questo libro è stato tratto un film con Alberto Sordi, regia di Mario Monicelli (e che se non un regista caustico e sarcastico come Monicelli poteva dirigere così bene un romanzo tanto nero?). Un ruolo così duro e complesso solo un attore importante e di grande talento come Sordi poteva interpretarlo.
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P.S. Non so se qualcuno ci ha fatto caso, ma sembra che la mia fantasia galoppi molto di più, sia come liberata quando non mi trovo in quel tetro ufficio a Milano. Che sia anche l'ambiente determinante a far fiorire la fantasia? Ecco, un ufficio tetro, buio e squallido come quello in cui sono costretta a lavorare la uccide la fantasia. Senza parlare di altre cose che adesso non sto a menzionare, perché proprio non mi va di pensarci...
Andrea Vitali è uno dei pochi autori italiani in grado ancora di stupire con semplici racconti di semplici esseri umani.
"Il segreto di Ortelia" è uno di questi. Un racconto semplice, di un'ironia tagliente e critica, uno spaccato di vita di una semplice cittadina sul lago.
Cirene Selva, in punto di morte, confessa un vergognoso segreto alla figlia Ortelia. Ma qual'è questo segreto tanto innominabile?
Per scoprirlo bisogna ripercorrere la vita di Amleto Selva, giovane di belle speranze che arriava a Bellano nel 1919. E da qui che ha inizio il racconto di Vitali. Percorrendo quasi trent'anni di storia bellanese, Vitali descrive la vita di Amleto Selva, apparentemente buon padre di famiglia e grande lavoratore ma in realtà un donnaiolo incallito, erotomane molesto. Sposata Cirene solo per interesse economico, e rendendosi conto che questa è "fallata" (infatti non riesce ad avere rapproti sessuali soddisfacenti con lei) egli sa da alle donne e ai casini, trascurando moglie e figlia, che cominciano a nutrire un odio profondo nei suoi confronti.
E poi, quando Amleto rimane paralizzato a causa di un ictus e la moglie viene finalmente a scoprire il suo passato e il motivo delle sue frequenti crisi isteriche...
Un romanzo dove Vitali non prende nessuna posizione, ma dove descrive i fatti con gli occhi del narratore attento ma distaccato. E poi, inevitabilmente, i personaggi femminili, che non sono mai come in realtà sembrano. E che, come al solito, si rivelano gli unici ad avere tra le mani le fila della storia e delle sorti.
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Inutile negarlo. Andrea Vitali mi piace molto. Il suo stile asciutto, le sue ambientazioni, i suoi colpi di scena che ti lasciano con la bocca aperta. Niente è mai come sembra nei suoi romanzi, impossibile fare congetture, pensare di aver capito tutto. Arriva sempre qualcosa che sconvolge tutto.
Dopo aver letto "La signorina Tecla Manzi", è venuto il momento di "Dopo lunga e penosa malattia". E sicuramente altri di Vitali seguiranno.
La storia sembra all'apparenza semplice: Il dottor Carlo Lonati riceve una chiamata in piena notte. E' Laura, figlia del notaio Luciano Galimberti, suo vecchio amico di gioventù e inseparabile compagno di bagordi. Sta
malissimo. Infatti Luciano soffre di angina, proprio come Carlo, e deve prendere spesso i suoi farmaci. Ma quella sera sembra che le cose siano peggiori del solito.
Carlo arriva in tempo, infatti, per constatare la morte dell'amico. Una semplice e sbrigativa morte per infarto. Eppure...eppure c'è qualcosa che non lo convince. La puzza di fritto che sente sul corpo dell'amico. Le impronte di scarpe bagnate sulla moquette, strane impronte visto che sembra che nessuno sia uscito di casa in quella piovosa sera di novembre. E poi le strane menzogne di Claudia, moglie di Luciano.
Carlo è convinto che il suo amico non sia morto propriamente di morte naturale. O che, almeno, questa sia stata in un certo senso "aiutata".
Da qui si snoda una trama fatta di colpi di scena, menzogne, telefonate mute, mogli tradite, amanti abbandonate e una misteriosa terza donna, forse l'artefice delle chiamate mute a casa del Lonati in qualsiasi ora del giorno.
Il finale è aperto ad ogni ipotesi e conclusione personale. Un finale che forse non piacerà agli amanti del classico giallo stereotipato ma che sicuramente è quel tocco originale che rende i romanzi di Vitali così vivi.
Una lettura consigliata a tutti.
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Si, lo so, il termine "poema" mi fa sempre un pò ridere. Anche se, la parola in se stessa, non ha assolutamente niente di comico, ma un suono dolce e melodico. Ovvio che se questo termine viene avvicinato alle mie produzioni poetiche, eh beh allora diventa comico
Ad ogni modo, questa poesia in inglese non ha niente di comico. Ma un omaggio ad una persona esistita e che si è tolta la vita troppo presto. Una poesia che suscita domande che non potranno mai avere risposta.
Avrebbe avuto quasi 33, se fosse stato ancora vivo. Invece ha deciso di fermarsi a 27, per ragioni che nessuno conosce bene. Sta di fatto che è stato una grande persona, che va ricordata.
JOHN
Something happen sometimes
And you don't understand why
It's like walking in the dark
When hope abandoned your life
The way is long
And you can't stand anymore
The sun shine on you
But your eyes are blank
And It is said
That John attempted suicide
In a dark and creeping night
Nobody listened to his prayers
And his life slipped away
Life is a burden sometimes
And you don't know what to do
And when you think all is over
Another wall to climb
If your soul is too heavy
You think it's time to give up
And maybe you don't know
You will never come back
My mouth is empty
Nothing I can say
But rest in piece, If you can
I will take your ashes in my hands
I'm blue but I know
I will meet you
Someday
You, that went astray!
Poesia di datazione incerta, probabilmente precedente all'anno 2000.
Lo hanno visto in tanti
Ci sono le testimonianze
Basta ascoltare.
Lo hanno visto vicino ad uno stagno
Che si specchiava nel suo viso
Ma il tempo di un battito d'ali
Era sparito.
Lo hanno visto in cima alla torre più alta
I capelli al vento, lo sguardo altrove
A cercare qualcosa che nessuno vede
Poi si è volatilizzato.
Lo hanno visto camminare sul mare
E con le mani formare cerchi di cristallo
In cerca di altre mani che mai lo sfioreranno
Ed è andato.
Nessuno ha però detto
Di averlo visto in un cuore puro
Guardare con occhi nuovi
La bellissima luce
Che il sentimento produce.
Ecco dove egli abita
E dove egli rimarrà
Troppo nascosto
Per essere visto.
Credo sia il momento di pubblicare su questo blog proprio quello per cui è stato creato: produzioni della mia follia letteraria. Ma prima un breve preambolo.
C'è stato un periodo della mia vita (se ne è forse andato per sempre o si è solo momentaneamente allontanato?) in cui la mia fantasia era fervidissima. Scrivevo storie e poesie, che a distanza di anni hanno mantenuto intatta la loro freschezza e naturalezza.
Adesso, a distanza di più di dieci anni, mi sono resa conto che quello che scrivevo non era per niente male. Forse la produzione era ancora grezza e immatura, ma già presentava un qualcosa che rendeva il tutto...fatto bene! Insomma, è la prima volta che mi "lodo" e vorrei non pentirmene.
Ad ogni modo, la poesia che posto oggi, in inglese, è stata scritta nel 1997, quando ancora le mie fantasie di adolescente mi facevano credere ad un amore romantico a cui ora non credo più e a cui faccio sinceramente fatica a pensare alla sua esistenza.
"Hopeless love", il titolo. L'esempio posto, del sole che ama la luna, è un esempio perfetto di amore impossibile, esempio di tanti amori che non possono o non vogliono sbocciare.
The sun loves the moon
He wants to meet her
But when he opens his eyes
She isn't there
The moon loves the sun
She wants to be heated
But when she wakes up
Nobody's there
The sun waits for the moon
The days goes by
He is tired
he goes away, sad
The moon hangs around all night
Darkness is going to desappear
And her eyes can't stay open
She must go away
Sun is crying for his hopeless love
Moon is weeping all her silver tears
Stars are witness of sorrow
Of this impossible dream
Un libro particolarmente duro, questo romando di Scerbanenco. Un'indagine profonda e soprattutto impietosa del marcio della società milanese degli anni del boom economico, che nient'altro è che un'impietosa fotografia della Milano di oggi.
Una sera fredda una giovane americana getta nel naviglio due persone molto ben conosciute a Milano: si trattano di Turiddu Sompani e della sua compagna, o manenuta, Adele, detta "Adele la troia". Ma...cosa ha in comune questo delitto con quelli che seguiranno. Perché una giovane alla vigilia delle nozze muore nello stesso modo insieme al suo amante.
E ancora...violenze di ogni genere tradimenti e morti ammazzati.
Non risparmia i particolari più raccapriccianti in questo romanzo, Scerbanenco, mostrando ancora una volta il suo grande talento di scrittore "cannibale" che se ne frega di non "scandalizzare" il lettore.
Un bellissimo romanzo, con finale decisamente inaspettato, ma sconsigliato alle persone troppo sensibili o alle donne troppo romantiche. Per quest'ultime, un bel romanzo Harmony, dove la scena più "scabrosa" che possono incontrare è una scena di sesso non decisamente "canonica".
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Scritto da: Hibernia alle ore dicembre 06, 2008 14:03 | link | commenti | categoria:
Devo ammettere che questo libro mi ha lasciata senza fiato, in special modo per la crudezza con cui è scritto.
Una giovane maestra di una scuola serale per ragazzi disadattati, Matilde Crescenzaghi, viene trovata morta in aula. E' nuda, ha subito una brutale violenza sessuale ed è stata massacrata di botte fino alla morte. La polizia ha già arrestato i colpevoli; undici ragazzi "cattivi", di quelli che entrano ed escono dal riformatorio. La loro condanna è già scritta. Il caso sembra chiuso.
Eppure Duca Lamberti, il medico poliziotto, non è tanto convinto che la colpa sia dei ragazzi. O almeno non tutta loro. Lui è convinto che ci sia qualcun altro dietro questo efferato delitto, qualcuno che ha agito con astuzia e crudeltà inaudita, che ha usato i ragazzi come strumento per compiere un'atroce vendetta, ubriacandoli con l'anice lattescente, un liquore siciliano fortissimo, dovutamente "corretto" con della droga allucinogena.
Comincia così una lunga ricerca della verità, tra fatti non detti, paure inconfessabili, suicidi e tentati omicidi.
Un poliziesco affascinante. Una milano violenta e cattiva descritta con minuzia. Quella Milano del boom economico e della rivoluzione sessuale, la Milano che già presagisce cupamente quel capoluogo di indifferenza e di solitudine che sarà la Milano del futuro.
Un romanzo che non lascia scampo alla speranza, ne tantomeno ad un lieto fine.
Consigliato.
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Stoccarda, 1932. Hans è un giovane studente ebreo che frequenta un ginnasio a Stoccarda.
Konradin è un suo coetaneo, discendente di una delle più importanti famiglie nobili tedesche. Tra di loro nasce una forte amicizia, profonda e unica, nonostante all'apparenza siano diversi.
Un'amicizia che durerà senza interruzioni per un anno. Poi, come un fiume in piena, anche Stoccarda viene travolta dalla follia nazista e tra Hans e Konradin non sarà più come prima. Il primo è costretto a fuggire in America per sfuggire alle leggi razziali e al gorgo che durante i dodici anni del regime trascinerà nelle sue spire 6 milioni di ebrei, tra cui i suoi genitori. L'altro si avvicinerà al nazismo, pur rimanendo vicino nell'animo a Hans.
Passano trent'anni e alla fine Hans viene a sapere che fine ha fatto il suo amico Konradin. Lo avrà "ritrovato", anche se forse non esattamente come lui avrebbe voluto.
Un libro commovente e magico. Dove si vede quanto il fanatismo 'può dividere due persone destinate ad essere amiche, che molto probabilmente non hanno mai smesso di pensare l'uno all'altro ma che non hanno avuto mai modo rivedersi.
Un libro di confine. Un libro che segna la fine tra la disillusione e la magia dell'adolescenza e la brutalità della vita adulta.
Mi ha commosso e stregato. Mi ha lasciato con il fiato sospeso e con una grande voglia di continuare a leggere, pur sapendo che tutto era finito. Uno dei pochi libri che non avrei mai voluto finire e che purtroppo finiscono troppo presto.
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Mamma mia. Non solo la coda di lettura si allunga sempre di più, ma pure la coda di critiche di libri già letti mica scherza
Ad ogni modo...questo libro l'ho scoperto sul blog di Pugliaboy, Ne aveva fatto una critica molto positiva ed io, incuriosita, ho deciso di leggerlo. E devo ammettere che il caro Puglietto aveva visto bene.
E' la storia di Donatella, una ragazza alta quasi due metri, bellissima come una svedese. Ha due problemi molto importanti però: è una ritardata mentale e, soprattutto, non sa dire di no ad un uomo. Li segue tutti, si solleva la gonna, vuole che facciano quello che vogliono con il suo corpo. Ed è per questo che il padre, un ex camionista, la tiene chiusa in casa.
Ma un giorno Donatella scompare, per venire trovata morta bruciata viva sotto un covone di fieno cinque mesi dopo.
Duca Lamberti non ha dubbi: perlustra il mondo dei papponi e delle prostitute, scoprendo una realtà di degrado e di tristezza.
Un libro duro, diretto, che non guarda in faccia a nessuno. Una realtà crudele della Milano del boom economico che avrebbe annunciato il degrado e la solitudine dei giorni nostri.
Un mondo dove lo sfruttamento della prostituzione è una routine, e dove gente senza scrupoli è disposta anche ad abusare di una povera minorata mentale, pur di soddisfare i propri istinti più bassi.
Lo consiglio a tutti. Anche se lascia dentro tanta amarezza e rabbia. E una grande voglia di riflessione su un mondo che non ha pietà dei deboli.
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